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Chat GPT può davvero sostituire lo psicologo?

Strumenti come ChatGPT e chatbot basate sull’intelligenza artificiale, come Wysa e altre applicazioni simili, si propongono come strumenti di supporto psicologico. L’intento è offrire un sostegno emotivo immediato a chi desidera affrontare problematiche psicologiche in autonomia, senza ricorrere subito ad uno psicologo. Il futuro immaginato nel film Her, premio Oscar per la sceneggiatura nel 2013, sta diventando sempre più realtà a distanza di un solo decennio. 
Ma possono davvero l’Intelligenza Artificiale (AI) e Chat gpt sostituire lo Psicologo? Quali vantaggi offre e quali rischi nasconde lo “psicologo digitale”?

Ne parlo anche in questo articolo uscito nel 2025 su Vanity Fair e in un’intervista che ho rilasciato sul giornale online Fanpage.

Sono stata intervista sullo stesso tema anche da una giornalista di F.

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Chatgpt come psicologo (06/01/2026)

ChatGPT come psicologo: funziona?

ChatGPT è un assistente virtuale basato su un modello di linguaggio che simula il linguaggio umano. È in grado di rispondere a domande, offrire consigli e simulare conversazioni di supporto. Alcuni utenti, soprattutto giovani, hanno iniziato ad utilizzarlo come un consulente virtuale per parlare di ansia, stress, difficoltà amorose o altre problematiche. Per alcuni è meglio di un amico: più discreto, non giudicante ed affidabile. Rispetto ad un percorso terapeutico tradizionale offre l’opportunità, ma a mio avviso si tratta in realtà di un’illusione, di avere uno psicologo sempre disponibile e gratis .

Vantaggi dell’utilizzo di Chat GPT come psicologo

  • Accessibilità: disponibile 24 ore su 24,  offre sempre una risposta immediata.
  • Costi ridotti: é gratuito o comunque molto più economico rispetto a una terapia tradizionale.
  • Assenza di giudizio:  non è necessario esporsi di fronte ad persona. E’ possibile simulare la conversazione con interlocutore non giudicante a cui poter raccontare tutto, anche i segreti e le fantasie di cui ci vergogna (sebbene ci siano dei limiti etici da rispettare).
  • Stimolo alla riflessione: le domande e le risposte possono aiutare a vedere le cose da una prospettiva diversa, stimolando l’auto-osservazione e l’autoriflessione. Questo è secondo il mio parere il reale vantaggio di questo strumento in grado di simulare una conversazione con uno psicologo esperto.

Limiti e rischi di ChatGPT in ambito psicologico

  • Accomodante e compiacente con l’utente: è progettato per compiacere il proprio interlocutore per cui, anziché rispondere in maniera critica mettendo in discussione quanto dichiarato dalla persona, tende a rispondere di default con quello che ci si vorrebbe sentir dire per confermare che la propria visione è corretta. Questo comportamento sta alla base del modello di rinforzo che utilizza il feedback umano (RLFH) per consentire alla macchina di generare risposte sempre più appropriate e corrispondenti alle esigenze dell’utente.
  • Mancanza di personalizzazione: l’AI non può cogliere sfumature emotive, ignora il linguaggio non verbale e non adatta il percorso alle specifiche esigenze della persona. Può stimolare la riflessione, ma non può certo sostituire l’esperienza unica e irripetibile  con un terapeuta che è a disposizione del paziente non tanto per offrire consigli o soluzioni ai suoi problemi, ma per permettergli di vivere una relazione che ha il potere di ampliare la sua visione su stesso, gli altri e la vita in generale.
  • Superficialità: le risposte possono essere generiche e non sempre adatte a situazioni complesse o delicate, se non addirittura fasulle.
  • Assenza di relazione umana e del corpo fisico: la relazione terapeutica si basa sull’empatia, sull’ascolto attivo e sul riconoscimento emotivo, elementi che vanno oltre la semplice comunicazione verbale. Inoltre, la presenza fisica del terapeuta e la lettura del linguaggio non verbale sono aspetti fondamentali nel processo di cambiamento, che non possono essere replicati da un’intelligenza artificiale.
  • Rischio di sottovalutare situazioni critiche: in casi di depressione grave, ideazione suicidaria o disturbi complessi, un supporto automatico può non essere solo insufficiente, ma addirittura rischioso.
  • Può portare all’abuso e alla dipendenza: la possibilità di ricevere risposte immediate può diventare una trappola, specialmente per chi soffre di disturbi ossessivi e d’ansia. La ricerca continua di rassicurazione tramite ChatGPT può alimentare un circolo vizioso di pensieri ossessivi, aumentando l’ansia invece di ridurla. Il rischio è di sviluppare una dipendenza dalla risposta istantanea, rinforzando il bisogno di controllo e la paura dell’incertezza. Inoltre, c’è il pericolo di creare una sorta di “amico virtuale” sempre disponibile e sotto il proprio controllo, utilizzato anche per alleviare sentimenti di vuoto, noia o solitudine, impedendo un vero e proprio confronto con il mondo reale e con le proprie emozioni.

ChatGPT e psicoterapia: supporto, non sostituto

Come terapeuta specializzata in Terapia Breve Strategica, considero ChatGPT uno strumento a disposizione del paziente che potrebbe supportare il lavoro svolto insieme al terapeuta. ChatGPT usato come psicologo può costituire un’estensione delle sedute ed essere utilizzato come una sorta di alter ego.Può essere utile per riflettere, raccogliere e conservare informazioni, ma non può sostituire la relazione terapeutica vera e propria.

Per alcune persone l’assistenza virtuale potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio con il rischio di far addirittura peggiorare la problematica di partenza.

In molte problematiche, dai disturbi d’ansia a quelli ossessivi e ossessivo-compulsivi, nell’ipocondria e in tutte le situazioni in cui la paura fa da padrone, la richiesta costante di rassicurazioni rappresenta una delle principali tentate soluzioni disfunzionali. Le chatbot si prestano a fornire rassicurazioni immediate e puntuali ma anziché risolvere il problema della persona, alimentano la ricerca ossessiva di informazioni in un circolo infinito di domande e risposte, che potrebbe tenere una persona incollata per ore al proprio dispositivo.

Quando è utile e quando evitarlo

  • Utile: come approccio iniziale per chiarire le idee, trovare le parole per esprimere il proprio disagio e ottenere informazioni sul proprio problema, tenendo però presente che non può sostituire la relazione terapeutica vera e propria e che le risposte ottenute potrebbero essere non del tutto appropriate. Andrebbe considerato come una sorta di dialogo con un sé virtuale che non può sostituire la reazione con un altro essere umano. Così come avviene con le app di incontri, dopo una prima fase di relazione virtuale con chat gpt, credo sia necessario passare all’ incontro con un professionista reale.
  • Da evitare: in presenza di sofferenza intensa, traumi, disturbi alimentari, idee suicidarie, depressione o quando il disagio compromette la qualità della vita. Ne sconsiglio anche l’utilizzo per ricevere rassicurazioni rispetto ai propri dubbi ossessivi riguardanti problematiche di salute e non solo, come “amico virtuale”, come mezzo per placare la propria ansia, alleviare il vuoto o la tristezza. L’uso sconsiderato della tecnologia, senza limiti né un obiettivo chiaro e definito a priori, può condurre a perderne il controllo sfociando nell’abuso e nella dipendenza.

Conclusioni

ChatGPT rappresenta un’opportunità affascinante per la nostra professione, ma è essenziale non confondere il supporto fornito da una macchina con la relazione terapeutica vera e propria. Il rischio potrebbe essere quello di ridurre la psicoterapia ad un semplice scambio di informazioni, perdendo di vista l’importanza della relazione con un altro essere umano come mezzo fondamentale per regolare il nostro stato interiore.

Un chatbot: usa le parole corrette. Può aiutarci a capire, riflettere, mettere ordine tra le idee. Può darci consigli, spiegazioni o strategie ma non ha un sistema nervoso. Non respira, non vibra, non si sintonizza e accorda con il nostro vissuto. In altre parole possiamo sentirci rassicurati parlando con un chatbot, ma impariamo a sentirci meglio solo dentro una relazione umana.

Il terapeuta offre un’esperienza di co-regolazione di cui la macchina non è capace. Quando una persona si reca dal terapeuta è come uno strumento scordato che ha bisogno di un altro strumento con cui accordarsi di nuovo. È solo nella relazione con un altro essere umano che avviene la possibilità di ripristinare l’armonia perduta. Il ripristino può avvenire solo in relazione con la presenza del corpo dell’altro, del suo sguardo, della sua voce, del battito del suo cuore e del ritmo del suo respiro.

La presenza del terapeuta è indispensabile perché consente alla persona di sperimentare la possibilità di stare nel disagio senza esserne travolta o sentirsi rifiutata. La stanza del terapeuta diventa un contenitore fondamentale per accogliere e custodire al sicuro il vissuto emotivo della persona.

La possibilità di avere una consulenza pressoché illimitata non fa il reale bene della persona perché non ne promuove l’autonomia e la fiducia nella proprie risorse. Il fascino di avere a portata di mano un oracolo che conosce tutte le risposte ed anticipa i nostri pensieri, ci illude di aver trovato soluzione a gran parte dei nostri problemi. Delegare ad un sistema artificiale il potere di rassicurarci dicendoci le cose che vorremmo sentirci dire, può solo aumentare la sfiducia nella capacità di affrontare ciò che ci fa paura e di accettare ciò che non abbiamo il potere di cambiare.

Il confronto con un altro essere umano che ci guarda negli occhi, si emoziona insieme a noi e ci può stringere in un abbraccio, restano insostituibili. Sono convinta che finché esisteranno terapeuti non solo preparati tecnicamente, ma anche empatici e compassionevoli, chat gpt non potrà sostituire il lavoro con un terapeuta.