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Il Binge Eating Disorder (BED), o disturbo da alimentazione incontrollata, è il disturbo alimentare di più recente classificazione clinica, ma sempre più diffuso, soprattutto tra adolescenti e giovani adulte.

A differenza della bulimia, il binge eating disorder non prevede condotte di eliminazione come il vomito autoindotto, ma si basa su abbuffate ricorrenti, spesso vissute in solitudine, seguite da sensi di colpa, vergogna e strategie di compensazione come digiuni rigidi o attività fisica esasperata.

Quando il controllo diventa il problema

Alla base del binge eating c’è spesso un’alimentazione inizialmente eccessiva che la persona cerca di contrastare con un controllo alimentare rigido. Proprio questa soluzione, nel tentativo di contenere l’aumento di peso, finisce per alimentare il problema: si instaura così un circolo vizioso in cui alla restrizione segue inevitabilmente la perdita di controllo.

La persona oscilla tra momenti di iper-controllo alimentare e momenti di abbuffate compulsive, in cui si concede tutto ciò che aveva cercato di evitare.

Il cibo, da bisogno naturale e fonte di piacere, diventa un nemico da combattere, e il corpo un terreno di battaglia.

Solitamente ne soffrono giovani donne determinate e di successo che hanno fatto della tendenza al controllo una regola di vita e che non si spiegano come riescano a dominare tutto ma non le tentazioni alimentari.

La logica della tentata soluzione

Secondo il modello della Terapia Breve Strategica, ciò che mantiene il disturbo non è l’abbuffata in sé, ma la tentata soluzione adottata per evitarla: la restrizione alimentare ossessiva. Più la persona cerca di controllare il cibo, più aumenta la tensione interna fino a perdere il controllo.

Il paradosso è che il controllo rigido anziché prevenire l’abbuffata, la innesca e la rende inevitabile. Imporsi un divieto troppo rigido aumenta il desiderio per ciò che ci si sta vietando, fino a renderlo irrinunciabile. È come cercare di dominare qualcosa e, nell’illusione di riuscirci per un breve istante, finire per esserne dominati nel lungo periodo.

La strategia terapeutica: smettere di limitarsi per smettere di abbuffarsi

La chiave del cambiamento non è imparare a “resistere” di più, ma smontare la logica del controllo troppo rigido che mantiene il disturbo.

L’intervento terapeutico si basa su tre aspetti fondamentali:

  1. Innescare la paura della restrizione
    Si aiuta la persona a vedere il digiuno ipercontrollato non come una soluzione, ma come la vera e propria causa delle abbuffate. Il messaggio chiave è: “Se vuoi smettere di abbuffarti, devi smettere di limitarti”.
  2. Concedere spazio alla trasgressione
    In terapia si autorizza strategicamente la presenza di alimenti “proibiti” all’interno dei pasti principali, per depotenziarne l’attrattiva e il potere compulsivo. Il piacere torna ad essere parte della vita, non più nemico da combattere ma alleato del proprio equilibrio.
  3. Introdurre la “dieta paradossale”
    Si struttura un’alimentazione di 3 pasti regolari al giorno, in cui è previsto l’inserimento volontario e misurato dei cibi solitamente evitati. Questo permette di interrompere l’alternanza tra privazione e abbuffata, favorendo la riorganizzazione percettiva di un rapporto con il cibo basato sul piacere anziché sulla privazione.

Verso un nuovo equilibrio

Il vero obiettivo terapeutico non è semplicemente “mangiare meglio”, ma liberarsi dalla trappola del controllo che fa perdere il controllo, restituendo alla persona la possibilità di concedersi ciò che le piace senza ingrassare.

Come spesso accade nei disturbi alimentari, affrontare l’aspetto nutrizionale non basta. A partire dai tuoi bisogni, troveremo insieme il modo più efficace per interrompere il tentativo di riprendere il controllo della compulsione alimentare attraverso la privazione del piacere.

Se hai bisogno di aiuto, possiamo concordare un primo colloquio per iniziare ad affrontare il tuo disagio. La Terapia Strategica rappresenta una soluzione mirata alla risoluzione in tempi brevi delle principali problematiche alimentari.